Basta che funzioni (2009) è un film scritto e diretto da Woody Allen. Si tratta del 39esimo del regista, e tre anni fa ha firmato il suo 50esimo con Un colpo di Fortuna. L’anno prima di Basta che funzioni, Allen aveva diretto Vicky Cristina Barcelona con Javier Bardem, Penelope Cruz e Scarlett Johansson, ambientato in Spagna. Il regista nel 2009 torna nella sua amata New York costruendo una storia bizzarra ma che spruzza Allen da ogni poro. Risulta anche una delle sue pellicole più accessibili, a differenze di altre che, seppur meravigliose, magari possono essere ostiche per un certo tipo di pubblico.
Il film è l’ennesimo inno alla città che non dorme mai, e incredibile a dirsi, il regista riesce sempre a raccontare questa metropoli in maniera differente nonostante abbia all’attivo tantissimi lavori, quasi tutti ambientati proprio a New York. Tranne poche eccezioni tra cui i film sopra citati (Spagna e Francia), Midnight in Paris, Match Point e To Rome With Love. Basta che funzioni potrebbe risultare tra “le più classiche” delle commedie “Alleniane”. Però rilancia la formula al meglio mostrando un’ancor più estrema rottura della quarta parete e vivacità nei dialoghi. La scelta del protagonista, Larry David, è davvero peculiare perché il regista, per questo film, prende tanto dalla televisione (in più di un’occasione).
Allen è un regista di culto per molti e i primi anni 2000 sono stati anni importanti, si può dire “di rilancio” per l’autore. Con questa pellicola si riesce a rilanciare la formula “classica” del regista, con tanti volti che sarebbero diventati famosi in televisione, che sono nati dalla televisione, e chi invece l’ha cambiata per sempre. Si trattano i consueti temi tanto legati al regista, come la fortuna, l’amore irrazionale e New York. Qui non viva quanto in Manhattan o Io e Annie, ma non manca tanta vita nello sfondo e realtà che fan venire voglia di buttarsi a capofitto in un volo per la leggendaria e cosmopolita città.

Basta che funzioni – Trama
New York. Boris Yellnikoff (Larry David) è un uomo di mezz’età, un tempo brillante fisico e “candidato al Premio Nobel”. Una notte si sveglia nel suo lussuoso appartamento e ha un’epifania esistenziale. Decide di lasciare il lavoro e la propria moglie perché i motivi per i quali stanno insieme sono troppo razionali. Tenta il suicidio buttandosi dalla finestra, ma fallisce e rimane zoppo. Allora molla tutto e si trasferisce al Village, dove insegna il gioco degli scacchi ai bambini, in maniera del tutto brusca e impaziente. Litigando molto spesso coi genitori. Un giorno la sua “normale routine” cambia quando sotto casa sua viene fermato da una svampita senzatetto.
Accoglie in casa la bionda ragazza del sud che si chiama Melodie St. Ann Celestine (Evan Rachel Wood), una giovane scappata di casa dal Mississippi. Il carattere lamentoso da cinico misantropo di Boris non disturba per niente Melodie, forse perché non capisce del tutto quello che dice. Ma la sua dolce ingenuità e la sua situazione “ammorbidiscono” Boris, e le permette di abitare per un po’ da lui. Il patto è “finché non troverà un’occupazione”. Ovviamente Boris si lamenta con i soliti amici di dover abitare con una giovane ingenua che nel frattempo riesce a trovare lavoro come dog-sitter.
Pian piano la ragazza confessa all’uomo di essersi innamorata di lui… la prima reazione di Boris è fortemente contrariata, dato che il suo rifiuto verso il mondo comprende anche i rapporti con le donne. Ma in seguito a una serata, in cui Melodie mostra d’aver assimilato una parte degli “insegnamenti” di Boris riguardo alla vita e all’universo, i due si sposano. Passa un anno, a detta di Boris “non il peggiore della sua vita”, e alla porta compare la madre di Melodie, Marietta (Patricia Clarkson). Una devota e fervente religiosa sull’orlo dell’astrico dopo aver lasciato il marito. Ovviamente detesta il genero e farà in modo di far separare la figlia dal misantropo marito.

Basta che funzioni – Cast
Il cast di Basta che funzioni è peculiare per più di un motivo. Nonostante Allen scrive sempre protagonisti che sono un po’ degli alter ego di sé stesso, qui lo fa ma con un tono del tutto diverso. Il Boris di Larry David è più simile all’attore che lo interpreta che al regista. David è uno dei più importanti autori televisivi di tutti i tempi, co-creatore di Seinfeld e della serie comedy HBO Curb Your Enthusiasm, in cui tra l’altro interpreta sé stesso. Cinico, misantropo, lamentoso, svogliato nel vestirsi in maniera consona… eppure intelligente, riflessivo e si affida completamente al cuore quando si tratta di scelte importanti.
Accanto a lui la perfetta coprotagonista. Evan Rachel Wood interpreta la classica “svampita” dei film di Allen, ma emerge di più rispetto alle altre. Non è ingenua e basta, come la Elle Fanning di Un giorno di pioggia a New York, ma riesce a essere di buon cuore e a far emergere il lato più umano di Boris. Gli scambi col protagonista sono raffinati ed esilaranti, e lei risulta molto brava nel ruolo. Sua madre anche, interpretata da Patricia Clarkson, è magnifica ed eccelle nella sua trasformazione una volta arrivata a New York. Accanto a lei anche il padre, un ottimo Ed Begley Jr.
La New York di Allen è sempre stata puro cinema, eppure in questo film c’è molta televisione. Il protagonista, la Wood sarebbe diventata protagonista di Westworld, Begley è un noto volto televisivo (Six Feet Under, Young Sheldon)… poi ci sono anche gli amici di Boris, interpretati da Conleth Hill (Il trono di spade) e Michael McKean (Better Call Saul). Infine c’è l’affascinante Randy James, attore romantico che vive su una barca e infatuato di Melodie… interpretato da Henry Cavill. Che adesso è sicuramente un volto più legato al cinema, ma all’epoca era noto per la serie I Tudors e negli ultimi anni è stato protagonista di The Witcher.

Basta che funzioni – Recensione
Basta che funzioni, lo abbiamo detto ed è quasi scontato parlando di Allen, è un inno a New York. La città viene raccontata come una sorta di polo in cui le persone vengono a scoprire sé stesse. Melodie, i suoi genitori… Boris invece residente lì sa già tutto di sé stesso, così tanto che ti dice tutto quello che c’è da sapere sul film fin dall’inizio con quel fantastico monologo iniziale che rompe la quarta parete. Il film è anche un inno all’amore, che può presentarsi all’improvviso e in forme tutt’altro che convenzionali. Siamo dominati dalla fortuna, e come dice Boris nel film è incredibile come la vita possa unire una persona di quell’età, quell’estrazione sociale e intelletto con una giovane del sud figlia di retrogradi e bigotti.
Il film segue l’ormai clinica e osiamo dire “ermetica” regia di Allen, che segue i personaggi e fa risaltare i dialoghi, rendendo le scene vivaci e interessanti da seguire. Semplice e raffinata. I dialoghi sono forse tra i migliori della filmografia del regista (il che dice tanto), anche se non si toccano vette romantiche o filosofiche come in passato. Allen si dimostra uno degli ultimi intellettuali del cinema e lo fa portando una commedia brillante, non dal plot arzigogolato, ma ben congeniato e basato sui dialoghi e le interazioni bislacche dei personaggi. Si parla di libertà sessuale, libertà del pensiero e libertà dell’amore. Si fa persino una battuta sul rapporto tra una capra e un uomo della città dove è cresciuta Melodie.
Boris è di certo uno dei protagonisti più riusciti tra quelli non interpretati dal regista. Anche uno dei più indipendenti dall’ingombrante figura di Allen. Larry David porta la sua verve comica e il suo cinismo, ancora più estremo del “solito protagonista”. Il film risulta riguardabile all’inverosimile e un’ottima commedia da guardare in compagnia. Anche grazie alla breve durata. E stupisce quanto sia geniale il tutto nonostante la semplicità. Ma un film non deve essere pieno di colpi di scena per stupire, e non deve essere pieno di gag per far ridere. Ma qualunque siano i vostri gusti, va bene così. Perché come direbbe Boris: “basta che funzioni”.

Conclusioni
Basta che funzioni è una commedia brillante di Woody Allen, che unisce la comicità di Larry David alla filosofia romantica del regista. Un’ottima storia di personaggi estremi raccontata con semplicità e raffinato cinismo… che pian piano si trasforma incredibilmente in un romanticismo quasi utopico. Allen porta un’iperbole della sua ormai storica e già approfondita dinamica “relazione uomo di mezza età-donna giovane”. Qui, a differenza di altri film, la relazione è costruita bene e talmente stravagante che lo è anche per i personaggi raccontati. Il che genera dinamiche comiche uniche e dialoghi davvero accattivanti.
90 minuti (media di ogni film di Allen) che scorrono velocissimi e sono facilmente riguardabili in più di un’occasione. Torna sempre una volta l’anno quella voglia di tornare nella New York raccontata da Allen, e nonostante abbia “x” capolavori al suo attivo, molto spesso viene voglia di vedere questa nello specifico. La New York raccontata da Boris è una Mecca per chi vuole scoprire sé stesso o finalmente decide di lasciarsi andare. Una meta cosmopolita dove un cinico misantropo può anche essere amabile, e dove un’ingenua campagnola e svampita ha più da insegnare di un premio Nobel mancato.

