Ave, Cesare! è un film dei fratelli Coen (Il grande Lebowski) uscito nel 2016. La pellicola riunisce un cast stellare per raccontare una storia ambientata negli anni ’50, durante l’epoca d’oro del cinema. Una rappresentazione di bizzarri personaggi, tra manie di grandezza, divisioni spirituali, star evanescenti e dibattiti ideologici. I fratelli Coen dirigono un film ironico e divertente, giocando con i miti di Hollywood e la Babilonia cinematografica. Il film ha aperto la 66° edizione della Berlinale e ha ricevuto una candidatura agli Oscar come Miglior scenografia per Jess Gonchor e Nancy Haigh. La scenografia ricrea perfettamente quell’aura magica della Hollywood di un tempo tra grandi set di storie epocali e bibliche, musical colorati e dirompenti e Studios al centro del mondo.
Così i Coen celebrano quel mondo di sogni e, allo stesso tempo, lo mettono in discussione, inserendolo in una riflessione più ampia sull’arte, sulla società e sulla fede. I Coen riuniscono anche un cast di stelle, fondendo quasi realtà e immaginazione. George Clooney, Scarlett Johanson, Josh Brolin, Christopher Lambert, Tilda Switon, Ralph Fiennes, Channing Tatum, Jonah Hill e Frances McDormand sono solo alcuni degli artisti che danno vita a questa storia ambientata nella Hollywood degli anni ’50.

Ave, Cesare! – Trama
Hollywood anni ’50. Eddie Mannix (Josh Brolin) è a capo di un grande studio cinematografico, la Capitol Pictures. Oltre a gestire l’andamento di una grossa azienda, tra imprevisti sul set, giornalisti e scelte tattiche, deve fare i conti con un gruppo di artisti un po’ sopra le righe. La sua grande devozione religiosa lo aiuta nella vita di tutti i giorni, agendo come un poliziotto pur di salvare l’immagine dei propri clienti. Nel frattempo, lo studio sta ultimando le riprese di un kolossal religioso ambientato nell’antica Roma e con protagonista Baird Whitlock (George Clooney). Ma quest’ultimo sparisce improvvisamente lasciando Eddie ad affrontare un fastidioso grattacapo.
Da questo momento la pellicola fonde ironia e commedia con elementi di mistero e giallo. Eddie si mette prontamente alla ricerca di uno dei suoi attori di punta, trovandosi ad affrontare una serie di imprevisti, tra attori incapaci, registi scontenti, gravidanze scandalose e accesi dibattiti sulla fede.

Ave, Cesare! – Recensione
Grandi star del firmamento cinematografico che si aggirano in costume da gladiatore nei corridoi di immensi studi di posa, kolossal che ricreano scene bibliche, trasformando i teatri nelle aride terre della Palestina, musical scintillanti, western popolati da cowboy acrobatici e giornalisti pronti a tutto pur di strappare l’ultimo scoop. I fratelli Coen riuniscono in un unico film l’atmosfera e la magia degli anni d’oro di Hollywood, quando il cinema era ancora di più terreno di continua sperimentazione, scoperta e meraviglia. Nato appena mezzo secolo prima, quel mezzo espressivo era già diventato un’industria capace di generare denaro, potere e prestigio. Un’epoca romanzata da libri e pellicole, avvolta da un fascino intramontabile e da un’aura di mistero, quella di un’industria in cui sfarzo, ambizione e manie di grandezza convivevano dietro le quinte, alimentando il mito della grande fabbrica dei sogni.
In questo contesto, il capo dello studio Eddie Mannix deve riuscire a tenere a galla l’azienda, destreggiandosi tra capricci delle star, scandali da insabbiare e produzioni faraoniche da portare a termine. È un uomo profondamente religioso, tormentato da un forte senso morale, ma al tempo stesso pragmatico e risoluto. Il suo volto e l’aria severa sembrano usciti da un vecchio film noir, ricordando per atteggiamento e presenza scenica, una sorta di Humphrey Bogart in uno dei suoi tanti classici come Il grande sonno o Il mistero del falco.
Questo è quello che fanno i fratelli Coen. Strizzano l’occhio ai grandi miti, celebrando il cinema e portandone a galla con ironia le sue contraddizioni. Ad esempio, il personaggio di Clooney è stato costruito su ispirazione di star come Kirk Douglas, Charlton Heston e Robert Taylor, tutti protagonisti di pellicole epiche di grande successo. Oppure il numero musicale di Channing Tatum trae ispirazione dal musical Un giorno a New York.

Tra ironia e satira
In Ave, Cesare! sebbene in alcuni momenti la trama dia l’impressione di rallentare, per la scarsa presenza di snodi narrativi capaci di far avanzare con decisione la storia, i Coen scelgono consapevolmente di spostare l’attenzione altrove. Più che puntare su un intreccio serrato, preferiscono soffermarsi su piccoli episodi ironici e divertenti, costruendo sequenze autonome, ricche di tempi comici e situazioni paradossali.
Emblematico è il rapimento di Baird Whitlock da parte di un gruppo di sceneggiatori comunisti. Un episodio grottesco che diventa occasione per una discussione sullo studio cinematografico come simbolo del capitalismo. La scena, sospesa tra satira politica e umorismo raffinato, sintetizza perfettamente il tono del film, che alterna leggerezza e riflessione senza mai rinunciare all’ironia.

Conclusione
La pellicola dei Coen fonde più generi e stili omaggiando il cinema classico Hollywoodiano, riproducendone le atmosfere, le musiche e le coreografie. Dalla commedia al grottesco, fino alle suggestioni del giallo, i due autori dimostrano ancora una volta la loro straordinaria capacità di attraversare i codici del linguaggio cinematografico, regalandoci un film leggero e divertente.

