Recensioni FilmAutumn in New York: romanticismo tossico sotto le foglie d’autunno

Autumn in New York: romanticismo tossico sotto le foglie d’autunno

Siamo nel periodo di San Valentino e un grande clichè è quello di guardare un film romantico, con il proprio compagno o compagna, al calduccio sotto le coperte e davanti ad una tazza di cioccolata calda. Oggi voglio parlarvi di una rom-com con due degli attori più famosi di questo genere: Winona Ryder e Richard Gere. Nel 2000 Joan Chen dirige Autumn in New York, un melodramma romantico che arriva in sala con tutti gli ingredienti perfetti per conquistare il pubblico di fine millennio. Una New York autunnale e patinata, una storia d’amore segnata dalla malattia, e due star a incarnare il fascino maturo e la fragilità giovanile. Sulla carta sembra il classico film da lacrima facile, costruito per commuovere e sedurre con eleganza.

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Eppure Autumn in New York è uno di quei casi in cui la confezione promette molto più di quanto il contenuto riesca a mantenere. Dietro l’estetica raffinata e le atmosfere da cartolina, il film fatica a costruire un vero conflitto emotivo e scivola spesso in una rappresentazione dell’amore che confonde romanticismo e manipolazione. Il risultato è una commedia sentimentale che vorrebbe essere struggente, ma che finisce per mettere a disagio più che emozionare.

Autumn in New York

Autumn in New York – Trama

Will Keane (Richard Gere) è un ricco proprietario di ristoranti che passa da una ragazza all’altra come se nulla fosse. Una sera nel suo ristorante si presenta Charlotte Fielding (Winona Ryder), figlia di una vecchia fiamma di Will. I due si piacciono fin da subito, ma la differenza di età tra i due – lui quarantotto e lei ventidue – sembra inizialmente un ostacolo. I due però non si fanno scoraggiare e cominciano a frequentarsi. Purtroppo però la loro relazione si scoprirà avere un tempo molto limitato.

Il motivo? Charlotte è malata di cuore.

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Autumn in New York – Recensione

Autumn in New York avrebbe tutti i presupposti per essere la classica commedia romantica: l’autunno nella grande mela – come da titolo -, l’amore impossibile, due attori bellissimi e una malattia terminale che rende il tutto tragicamente romantico. Ma già dall’inizio campiamo che c’è qualcosa che non va. Richard Gere sembra lasciare la sua ragazza sul ponte di Central Park proprio perché vede Charlotte passare in quel momento. Questo stabilisce subito quale sarà la levatura di questo film in termini di coincidenze, mielosità e stupidaggini.

La scintilla scocca immediatamente tra queste due anime. Charlotte va a festeggiare i suoi ventidue anni proprio nel ristorante di Will, e sarà la nonna di lei a presentarglielo. Will rimane fulminato e con un inganno invita Charlotte ad una festa piena di importanti personalità della città. Un inganno che potrebbe sembrare innocente, dettato dall’amore, se non fosse il ricco borghese di New York ha vent’anni più di Charlotte che è poco più di una ragazzina.

Autmn in New York

Il fascino tossico del maturo seduttore

Dopo di che, consapevole della malattia di Charlotte, decide di tradirla con una sua ex. Charlotte è una ventiduenne malata terminale, sciocca, con delle battute che rasentano lo squallido. Dovrebbe essere irriverente e invece è semplicemente fastidiosa, ma dopo tutto è ancora una ragazzina e quindi è quasi comprensibile. Will invece è una persona adulta, con molta più esperienza, ma invece si comporta anche lui come se fosse un adolescente. Dovrebbe essere il punto del film, l’uomo adulto con l’animo da Peter Pan che diventa grande con l’aiuto della sua innamorata: un La bella e la bestia moderno.

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Autumn in New York

Il romanticismo che sfiora il grottesco

Peccato però che sembri semplicemente che Will non sappia controllare il suo apparato riproduttore, approfittandosi di una ragazza malata terminale. La tradisce, in passato è stato con sua madre spezzandole il cuore e, anche se nel film non viene detto, giurerei che è stato anche con la nonna di Charlotte. Il problema di tutto il film è questo: se Will non fosse interpretato da Richard Gere si sarebbe beccato un ordine restrittivo.

La malattia come scorciatoia emotiva

Joan Chen prova a nascondere questa roba sotto un tappeto di falso romanticismo e dietro ad una tenda di tragicità data dalla malattia di Charlotte. Malattia che Will prova a curare contattando uno dei migliori chirurghi dello stato, interpretato dall’unico degno di nota del film: J.K. Simmons (Whiplash). L’operazione ci regala la classica scena da dramma romantico con tanto di rallenti e lacrime.

Autumn in New York – Novanta minuti difficili da giustificare

Non racconterò come va a finire, perché è un raro caso in cui qualunque direzione prenda il finale rende il film ancora peggiore. Quindi se volete passare una bella serata condita da disagio e lacrime per avere sprecato novanta minuti, che a San Valentino posso essere investiti in modi più creativi, Autumn in New York è il film che fa per voi.  Oppure, fatevi un favore, e ripiegate su grandi classici come Harry ti presento sally o Quattro matrimoni e un funerale.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Autumn in New York: dietro l’estetica romantica e le lacrime facili si nasconde una storia d’amore sbilanciata e poco convincente
Simone Cigna
Simone Cigna
Sono cresciuto tra la Terra di Mezzo, i viaggi nel tempo di Hill Valley e i pugni di Rocky sul ring. Il cinema per me è tutto questo: avventura, emozione e memoria. Se qualcuno lo ha girato, io lo voglio vedere perché ogni film, anche il più piccolo, nasconde un mondo da scoprire. Amo Scorsese e Kubrick, ma anche la poesia malinconica di Wong Kar-wai: il bello del cinema è che non smette mai di sorprendermi.

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