venerdì, 23 Aprile, 2021

Silvia Strada

Ama alla follia il cinema coreano: occhi a mandorla e inquadrature perfette, ma anche violenza, carne, sangue, martelli, e polipi mangiati vivi. Ma non è cattiva. Anzi, è sorprendentemente sentimentale, attenta alle dinamiche psicologiche di film noiosissimi, e capace di innamorarsi di un vecchio Tarkovskij d’annata. Ha studiato criminologia, e viene dalla Romagna: terra di registi visionari e sanguigni poeti. Ama la sregolatezza e le caotiche emozioni in cui la fa precipitare, ogni domenica, la sua Inter.
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Ma Rainey’s Black Bottom

 “Ma Rainey’s Black Bottom” non è un film sul blues. Questo è il blues. Straziante, ardente, viscerale. I bianchi “lo sentono uscire” ma ignorano da dove provenga. I bianchi lo apprezzano, si...

Sweet Home – i mostri coreani bussano alla porta

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Il talento del calabrone

La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non sarebbe adatta al volo. Eppure il calabrone vola eccome. Il suo presunto talento starebbe tutto nel compiere un’azione che da lui...

Nimic – Le quotidianità intercambiabili di Lanthimos

L’ingegno tagliente di Yorgos Lanthimos non perde un grammo della sua potenza espressiva nemmeno quando le si accordano solo poco più di dieci minuti per squarciare il quotidiano torpore. Eleganza glaciale e...

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Silvia Strada

Ama alla follia il cinema coreano: occhi a mandorla e inquadrature perfette, ma anche violenza, carne, sangue, martelli, e polipi mangiati vivi. Ma non è cattiva. Anzi, è sorprendentemente sentimentale, attenta alle dinamiche psicologiche di film noiosissimi, e capace di innamorarsi di un vecchio Tarkovskij d’annata. Ha studiato criminologia, e viene dalla Romagna: terra di registi visionari e sanguigni poeti. Ama la sregolatezza e le caotiche emozioni in cui la fa precipitare, ogni domenica, la sua Inter.