L’influencer e scrittrice Ashley St. Clair, ex compagna di Elon Musk, ha raccontato a Venezia 83 i motivi che l’hanno spinta a rifiutare un presunto accordo di riservatezza del valore di 40 milioni di dollari e a partecipare al documentario Musk, diretto dal premio Oscar Alex Gibney.
Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, affronta la controversa figura del miliardario e il crescente peso che le sue attività imprenditoriali e politiche hanno assunto nella società contemporanea. La pellicola, inserita nel programma Venice Open – Fuori Concorso, ha una durata di 225 minuti, oltre a un intervallo di 10 minuti. Tra i protagonisti delle testimonianze raccolte da Gibney figurano proprio la St. Clair, Justine Musk, Kara Swisher, Martin Eberhard, Zoë Schiffer e Geoffrey Hinton.
Ashley St. Clair e il rifiuto dei 40 milioni di dollari
Secondo quanto raccontato dalla St. Clair, la proposta di un accordo di non divulgazione sarebbe arrivata dopo la nascita del figlio avuto con Musk. La cifra indicata sarebbe stata di 40 milioni di dollari, in cambio del silenzio sulla loro relazione e su alcune circostanze personali.
La decisione di rifiutare l’accordo ha rappresentato per la St. Clair un passaggio importante, perché le ha permesso di parlare pubblicamente e di raccontare la propria esperienza davanti alla macchina da presa di Gibney. «Perché vogliono offrirmi questa somma di denaro per non parlare?», ha spiegato durante la conferenza stampa veneziana, interrogandosi sul valore della propria libertà di espressione.
Per la St. Clair, la scelta non sarebbe stata soltanto una questione personale. L’ex compagna di Musk ha spiegato di aver voluto dare un esempio ai propri figli, mostrando loro l’importanza di poter dire ciò che si ritiene vero anche quando farlo comporta conseguenze economiche o personali.
«Spero che il rischio che sto correndo possa essere d’aiuto»
La partecipazione a Musk assume un significato ancora più complesso considerando il passato politico della St. Clair. La 28enne, che in passato si è fatta conoscere per le sue posizioni conservatrici e per il sostegno ad alcune battaglie della destra americana, ha parlato anche del proprio percorso personale e del modo in cui le sue convinzioni sono cambiate.
La St. Clair ha ricordato di essersi avvicinata alla politica repubblicana quando aveva 18 anni, dopo aver conosciuto Charlie Kirk, sostenendo oggi di aver maturato una visione molto diversa rispetto a quella di allora. «Quell’ignoranza non giustifica alcun ruolo in tutto ciò», ha affermato, spiegando di voler assumersi la responsabilità delle proprie posizioni passate. «Spero che il rischio che sto correndo ora, parlando apertamente e cercando di reagire, possa almeno essere d’aiuto», ha dichiarato.

Alex Gibney: «Molte persone si sono rifiutate di parlare»
Il racconto di Ashley St. Clair si inserisce nella più ampia indagine condotta da Alex Gibney, uno dei più importanti documentaristi contemporanei. Nel corso della sua carriera, il regista ha affrontato argomenti estremamente controversi, dalle responsabilità del mondo finanziario in Enron: The Smartest Guys in the Room agli abusi nella Chiesa cattolica, passando per Scientology e le presunte interferenze russe nella politica americana.
Con Musk, Gibney ha deciso di concentrarsi sul potere crescente dell’imprenditore e sulla sua capacità di influenzare tecnologia, informazione e politica. Uno degli elementi che maggiormente lo ha colpito durante la lavorazione è stato proprio il timore di molte persone di parlare apertamente di Musk. «Ho parlato con moltissime persone. Molte si sono rifiutate di parlare», ha spiegato il regista a Venezia. Secondo Gibney, la paura di possibili conseguenze avrebbe rappresentato uno degli ostacoli più significativi nella realizzazione del documentario.
Elon Musk non ha partecipato al documentario
Musk è il risultato di un lavoro durato diversi anni, a partire dal 2023 fino a oggi. Con i suoi 225 minuti più 10 minuti di intervallo, Musk è uno dei documentari più lunghi presentati a Venezia 83. Una durata giustificata anche dall’evoluzione del ruolo pubblico di Musk, soprattutto con il suo crescente coinvolgimento nella politica statunitense e il rapporto con Donald Trump.
Gibney ha inoltre spiegato di aver contattato direttamente Musk, ricevendo però un rifiuto alla richiesta di partecipare al documentario. L’assenza dell’imprenditore non ha impedito al regista di costruire un ritratto attraverso testimonianze di persone che hanno lavorato con lui, lo hanno conosciuto personalmente o ne hanno seguito da vicino l’ascesa.
