Prime VideoArrow - Seconda stagione: il picco prima del calo

Arrow – Seconda stagione: il picco prima del calo

In questo secondo appuntamento legato alla serie con protagonista Stephen Amell, approfondiamo la seconda stagione dello show. Si tratta del capitolo più apprezzato dal pubblico della serie. La seconda stagione di Arrow ha il pregio di andare in continuità con quanto accaduto negli episodi precedenti, sviluppando maggiormente personaggi e dinamiche solo abbozzati. I flashback sull’isola assumono maggiore protagonismo e incidenza sulla trama del presente, spiegando le origini di uno scontro destinato a cambiare per sempre la vita di Oliver.

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Il mix proposto è sempre lo stesso: tanta azione, tanto mistero e allo stesso tempo tanto conflitto tra i personaggi.

Arrow stagione 2 – Trama

La seconda stagione di Arrow riprende le vicende di Oliver cinque mesi dopo il crollo di The Glades e la morte del suo migliore amico. I suoi fedeli compagni, Felicity e Diggle, lo rintracciano sull’isola di Lian Yu dove l’eroe sta ancora cercando di metabolizzare quanto accaduto. Lo pregano di tornare perché la criminalità in città è ai massimi storici e, soprattutto, la madre sta per essere condannata in tribunale all’ergastolo.

A Starling City, infatti, Moira è in prigione per il suo coinvolgimento nel piano di Merlyn. Thea gestisce il club di Oliver insieme al suo ragazzo Roy e non vuole parlare con la madre.

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Una volta tornato a casa, Oliver si renderà conto che c’è qualcosa di strano dietro ai crimini recenti a Starling City. Diversi cadaveri vengono ritrovati in giro per la città con le medesime modalità: morte per overdose e sangue che esce dagli occhi. Il nostro eroe si renderà conto di aver già visto, cinque anni prima, cosa può provocare quelle morti.

Ma non è finita qui. Oliver dovrà fare i conti con un nuovo giustiziere, una donna, che sembra avere i suoi stessi obiettivi. Di chi si tratta?

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Arrow – Recensione della stagione 2

La seconda stagione di Arrow è un ottimo prodotto supereroistico, in grado di proporre qualcosa di nuovo e allo stesso tempo sviluppare maggiormente personaggi introdotti nella prima stagione. Tra i percorsi più interessanti quelli di Roy Harper (Colton Haynes) e della nuova Black Canary.

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Rispetto agli episodi precedenti, il racconto appare più compatto e consapevole, riuscendo a legare in maniera convincente passato e presente. I flashback assumono un ruolo centrale, risultando fondamentali per comprendere cosa sta accadendo nel presente.

Questo capitolo dello show ha il pregio di costruire alcuni dei momenti più iconici e di maggiore tensione. Ce ne sono diversi e sono ben distribuiti all’interno della stagione. Il villain è senza dubbio il più riuscito: merito va ad una scrittura graduale e lungimirante che affonda le sue origini nella prima stagione.

Non è un caso che questo venga considerato il punto più alto dello show, capace di trovare un equilibrio tra azione, sviluppo dei personaggi e tensione narrativa che raramente verrà replicato in seguito.

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La prima Black Canary

Uno dei punti di forza della stagione sta nell’aver costruito un vero team arrow, ricco di personaggi diversi e interessanti. A conti fatti, si tratterà del mix di personaggi meglio assemblato di tutta la serie.

Sono due le aggiunte: Roy Harper che qui incarna una rivisitazione del personaggio dei fumetti Red Arrow e la prima Black Canary della serie.

Il personaggio di Black Canary/Sarah Lance è decisamente tra i più riusciti. Questa stagione riporta in scena una figura che nella stagione 1 viene solo menzionata, ovvero la sorella di Laurel, scomparsa nel viaggio di Oliver di cinque anni prima. Qui scopriamo che in realtà non era morta.

Sarah funziona per diversi motivi. In primo luogo, rappresenta lo specchio perfetto di Oliver: Sarah capisce perfettamente i motivi dietro alla crociata dell’eroe ed è, in parte, ciò che Oliver è stato. Si tratta di una killer spietata e proprio per questo il loro rapporto risulterà spesso conflittuale. Allo stesso tempo, il loro legame sentimentale convince perché non è mai sdolcinato, bensì basato su esperienze comuni e linguaggio condiviso.

In aggiunta, risulta intrigante il suo codice: uccide ma ha una coerenza e alla base un sentimento buono. Ed è proprio questo che la farà scontrare con il suo passato.

A questo personaggio si lega una delle sottotrame più accattivanti: l’introduzione della Lega e le prime menzioni del temibile Ra’s Al Ghul. La serie preparerà molto bene il terreno per la stagione 3, creando grande attesa già qui dietro a questo villain.

Roy Harper: il perfetto sidekick

L’altra grande new entry nel team è Roy, già introdotto nella stagione 1. L’arco narrativo del personaggio è di grande impatto. Il suo percorso è coinvolgente perché graduale. Inizialmente è un ragazzo di strada dotato di grande impulsività ma anche altruismo. In seguito, entra in contatto con il giustiziere, diventando un suo informatore. Solo nella seconda parte di stagione diventa parte integrante del team.

Roy non ha superpoteri, è dotato di grande umanità e commette errori a fin di bene. Viene da un passato difficile e vive in condizioni di disagio nel quartiere più malfamato della città. Queste premesse lo rendono un personaggio riconoscibile, con cui il pubblico può empatizzare.

Ha alla base i valori dell’eroe ma non ha disciplina e in questa stagione completerà il percorso di formazione tipico dell’eroe. Al centro la capacità di gestire la propria rabbia, elemento che diventerà centrale quando Roy sarà influenzato dal Mirakuru.

L’idea di legare una delle minacce della stagione, questo siero che rende superforte, ad uno dei personaggi più amati funziona perché permette di creare un legame forte con Oliver. Queen vede in lui una possibilità di redenzione ma anche una potenziale minaccia: cinque anni prima non era riuscito a salvare Slade dal Mirakuru, trasformandolo in un mostro. Per Roy il confine tra mostro ed eroe è sottile e ci saranno diversi scontri con Oliver prima che diventi un eroe.

Uno dei momenti chiave è l’apparente morte di Roy nel mid-season stagionale, episodio in cui il personaggio contrae il Mirakuru. Qui c’è uno dei momenti di maggiore tensione emotiva, in cui Oliver sembra aver fallito per l’ennesima volta nel tentativo di salvare un amico.

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Slade Wilson: da amico a nemesi

Slade Wilson rappresenta un grande villain per un prodotto supereroistico. Il personaggio si integra perfettamente all’interno della stagione, risultando centrale sia nel passato che nel presente.

Slade nasce come amico e mentore di Oliver e in seguito alla morte di una persona amata, evento centrale e sconvolgente nei flashback, passa dall’altra parte. Il conflitto qui assume delle sembianze più profonde: non è eroe contro villain, bensì eroe contro le proprie scelte, eroe contro il proprio passato, eroe contro un villain creato da lui stesso.

Inoltre, è giusto sottolineare come noi spettatori possiamo vedere tutto ciò: il villain nasce di fronte ai nostri occhi e con grande gradualità, possiamo apprezzarne l’intero arco narrativo. Questo ha un effetto potentissimo.

Slade è anche un villain meticoloso: ha preparato la sua vendetta per anni e ha studiato ogni possibile mossa di Oliver. Lo metterà in difficoltà anche sotto questo punto di vista, inserendo alcune delle sue pedine in momenti e luoghi cardine della vita di Queen.

Infine, data anche la grande interpretazione di Manu Bennett, Slade è una presenza costante e minacciosa: lo è quando parla, lo è per la maestria con cui combatte. Slade toglierà davvero qualcuno di importante a Oliver.

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L’effetto shock della seconda stagione

Questa stagione presenta numerosi colpi di scena che funzionano perché hanno dei rimandi chiari al passato (o viceversa nel passato al presente), sia perché sono frutto di una costruzione narrativa graduale.

Per quanto riguarda la storyline principale, uno dei colpi di scena principali riguarda la morte della madre di Oliver, il cui arco narrativo giunge al termine in un episodio a lei dedicato, in cui emerge tutto di Moira: il suo amore per i figli, la sua intelligenza, la sua spietatezza.

Si tratta di un evento sconvolgente e ben inserito nella narrazione: la sua morte arriva a compimento di un percorso narrativo chiaro per Moira. Inoltre, rappresenta la prova che Slade fa sul serio e non rappresenta una minaccia solo a parole. Oltretutto, metterà Oliver di fronte alle proprie responsabilità: la morte della madre è diretta conseguenza di una scelta di cinque anni prima.

Per quanto concerne la storia ambientata sull’isola, sono diversi i momenti chiave: il più impattante è la morte di Shado, evento che dà origine alla furia vendicativa di Slade. Ed è qui che Oliver commette la scelta che gli si ritorcerà contro anni dopo. Questa svolta narrativa rappresenta uno degli eventi più importanti narrati nei flashback, in gradi di avere un impatto su più livelli (passato e presente).

Tra le situazioni di maggiore tensione narrativa, non si può non approfondire l’episodio numero 15, quello in cui Slade visita la dimora dei Queen. Qui Oliver scopre che Slade è ancora vivo: momento attesissimo dallo spettatore che ne era già consapevole da qualche episodio. L’intera puntata è costruita come un climax progressivo che intreccia passato e presente: il culmine lo raggiunge con l’arrivo del team Arrow che accerchia Slade all’interno del salone dei Queen.

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Arrow – Conclusioni

La seconda stagione di Arrow alza la posta in gioco, proponendo episodi ancor più tesi e coinvolgenti. Rispetto alla prima stagione, qui abbiamo un villain di caratura superiore. Allo stesso tempo, le linee narrative che coinvolgono Sarah e Roy rappresentano un’aggiunta significativa. Perde protagonismo Laurel, il cui rapporto con Oliver viene accantonato. Allo stesso modo Diggle e Felicity restano dei perni stabili del team ma non hanno grande protagonismo.

Sul piano emotivo, la stagione propone una storyline d’amore più matura e coerente coi toni della serie, evitando derive eccessivamente melodrammatiche.

La componente mistery è qui ancor più protagonista attraverso elementi come il passato di Sarah con la Lega, i flashback sull’isola, il piano di Slade e il ritorno di Malcolm. La serie acquisisce anche una narrazione più ramificata.

Le prime due stagioni sono indiscutibilmente le più riuscite. Dopo, diversi fattori renderanno Arrow uno show meno interessante.

Su tutto, la creazione di serie tv parallele, The Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow, influenzerà alcune scelte produttive della serie. Il supereroismo tradizionale e l’inserimento di elementi marcatamente fantasiosi tra cui le terre parallele cambieranno la natura dello show, obbligato a diventare più mainstream ed esplicitamente supereroistico.

Allo stesso tempo, la decisione di seguire il fandom e agevolare la relazione tra Oliver e Felicity si rivelerà controproducente. Il loro rapporto renderà Arrow una serie più noiosa e dai toni teen, elemento che non verrà apprezzato dai fan.

A conti fatti, queste sono le due stagioni (qui per la recensione della prima) che si salvano per intero. Solo a sprazzi la serie raggiungerà di nuovo vette simili.

PANORAMICA RECENSIONE

Sceneggiatura e soggetto
Regia
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La seconda stagione di Arrow è la migliore, quella che raggiunge le vette più alte per intensità emotiva. Particolarmente coinvolgenti le storyline dedicate a Roy e Sarah, così come la presenza di un villain come Deathstroke. Il legame tra passato e presente è solido. Sono numerosi i momenti chiave che segnano svolte narrative d'impatto.
Andrea Verde
Andrea Verde
Classe 2002. Cresciuto con la passione per i supereroi Marvel e DC, col tempo ho sviluppato uno sguardo più critico sul cinema, iniziando ad esplorare generi e stili diversi. Oggi saltello da una piattaforma all’altra in cerca di un action o una commedia capaci di sorprendermi. Non disdegno le grandi tamarrate: adoro Fast & Furious.

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