Prime VideoArrow, recensione della prima stagione della serie

Arrow, recensione della prima stagione della serie

Oggi proponiamo la recensione di una serie tv dello scorso decennio. Si tratta di Arrow, show dedicato al personaggio dei fumetti DC Freccia Verde/Oliver Queen, qui interpretato da Stephen Amell, attore canadese che sarà presto protagonista del reboot di Baywatch. Arrow è stato trasmesso per ben otto stagioni, dal 2012 al 2020, su The CW, emittente americana all’epoca indirizzata su un target giovane, oggi in profondo rinnovamento. Nasce come serie tv per ragazzi ed è composta da molti episodi: ciascuna stagione ne ha 23.

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Qui approfondiremo la prima stagione, che introduce diversi personaggi che rappresenteranno la colonna portante dello show. Tra questi, l’amico e alleato John Diggle (David Ramsey), l’esperta informatica Felicity Smoak (Emily Bett Rickards), l’amore di una vita Laurel Lance (Katie Cassidy). Completano il cast principale Willa Holland nel ruolo di Thea Queen, Susanna Thompson come Moira Queen e Colin Donnell nei panni di Tommy Merlyn.

Arrow

Arrow – Trama

Dopo cinque anni d’inferno passati su un’isola deserta, il miliardario Oliver Queen torna a casa. Ad attenderlo a Starling City, ci sono la sorella Thea, la madre Moira e l’amico di una vita Tommy. Laurel, l’ex fidanzata, non è contenta del ritorno di Oliver.

Nel viaggio in yatch, a seguito del quale Queen viene ritenuto morto, non era solo. Oliver tradiva Laurel con la sorella Sarah, la quale era stata invitata sulla barca. Anche il padre di Laurel, Quentin, prova grande risentimento nei confronti del superstite miliardario.

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Nonostante ciò, Oliver è una persona diversa da quella che tutti ricordano: non è più il ragazzo immaturo di un tempo, bensì un abile combattente. Torna a casa con una missione: rimediare agli errori del padre, colpevole di essersi sporcato le mani e di aver fatto affari con persone losche a Starling City.

Queen ha una lista di uomini corrotti, consegnatagli dal padre in punto di morte, nomi che devono pagare per i torti che hanno commesso. Di giorno gestisce gli affari di famiglia, di notte è un vigilante che va in giro con arco e frecce.

Arrow – Recensione della prima stagione

La prima stagione di Arrow rappresenta un buon prodotto televisivo, considerato il contesto storico e gli obiettivi dello show. Arrow nasce dalle ceneri di Smallville e ne rappresenta una naturale evoluzione. Ci sono diversi punti in comune. Lo show, commissionato dalla stessa emittente televisiva, The CW, ha l’obiettivo di raggiungere un target di pubblico molto giovane. Possiede anche una struttura narrativa molto simile, essendo composta da più di 20 episodi. Narra le origini di un supereroe, raccontandone la genesi e proponendo un percorso di formazione dell’eroe.

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Allo stesso tempo, va in rottura con l’estetica da soap e l’atmosfera da teen drama di Smallville. Arrow è influenzato dal Cavaliere Oscuro di Nolan e Oliver Queen è molto simile a Bruce Wayne. L’estetica dello show è più cruda e realistica e Oliver è un personaggio più complesso e sfaccettato rispetto a Clark Kent, con parecchie zone grigie.

Sulla base di queste premesse, Warner Bros. e CW confezionano uno show che riesce a risultare coinvolgente e moderno. Lo show porta in scena un buon mix di azione, conflittualità e mistero, contornato da storyline d’amore.

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Focus sui personaggi

La prima stagione ha il pregio di portare in scena personaggi che risultano sfaccettati e conflittuali. Moira, la madre di Oliver, è una donna senza scrupoli disposta a qualsiasi cosa pur di proteggere la sua famiglia. Proprio per questo il rapporto coi suoi figli, basato su menzogne e segreti, è destinato a deteriorarsi nel corso della stagione. Moira è uno dei personaggi meglio riusciti dello show proprio per la sua ambiguità morale.

Venendo ai comprimari del ”giustiziere”, in questa prima stagione assistiamo alla creazione del primo team Arrow. I membri sono due e funzionano perché sono complementari rispetto al protagonista. Diggle è la bussola morale di Oliver: colui che gli dice quando non deve superare un certo limite. È un personaggio che ha sofferto e che ha più di un conto in sospeso con il proprio passato.

Felicity è la perfetta spalla informatica: un personaggio che alterna momenti comici a momenti emotivamente più intensi in cui emerge coraggio e determinazione.

In linea generale, i due convincono perché hanno quasi sempre un’opinione diversa da Oliver, che grazie ai loro consigli maturerà nell’approccio e nelle proprie valutazioni.

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Il triangolo amoroso

C’è poi il triangolo amoroso della stagione: Oliver, Tommy e Laurel. Quando Oliver torna a casa la sua ex fidanzata sta con il suo migliore amico. Laurel è scossa dal ritorno di Oliver e i sentimenti che prova per lui riemergeranno piano piano. Questo triangolo funziona perché i sentimenti dei personaggi vengono esplicitati con gradualità. Laurel ha bisogno di tempo per capire se quello che prova per Oliver è odio o amore. Lo stesso vale per Oliver.

Allo stesso tempo, Laurel instaura un rapporto con l’alter ego di Queen, Arrow. Qui, ancora una volta, viene messo in scena uno scontro ideologico, con da una parte Laurel che rappresenta la legge e la giustizia legale, dall’altra Arrow con i suoi metodi non legali ma talvolta più efficaci.

Tommy è un personaggio che evolve nel corso della stagione. Passa dall’essere una figura ironica e leggera a diventare sempre più scontroso con Oliver: al centro il tema della fiducia, che Tommy non percepisce nei confronti del migliore amico.

Questo triangolo amoroso è ben messo in scena perché non scade mai nella banalità, piuttosto affronta temi più profondi come senso di colpa (Oliver), fiducia, insicurezza emotiva (Tommy).

La componente mistery

La componente mistery è molto presente nella prima stagione di Arrow e rappresenta un grande punto di forza. Sono molti i punti interrogativi che rimangono sospesi. Cosa è successo sull’isola? I flashback, una delle novità più interessanti della serie, servono proprio ad alimentare questo mistero.

Essendo la prima stagione, rappresentano un’idea originale che arricchisce il personaggio di Oliver. Possiamo comprendere come e perché Oliver cambi prospettive e idee, così come le modalità per le quali si trasforma da ragazzo innocente a vigilante. Inoltre, presenta altri personaggi altrettanto convincenti. Slade Wilson è un alleato di Oliver: rappresenta un maestro per lui, un istruttore violento ma efficace.

Allo stesso modo, chi ha scritto la lista? Come i nomi presenti nella stessa sono collegati? Cos’è la missione? Dietro alla corruzione che il giustiziere combatte c’è un obiettivo più cruento e profondo e sta a Oliver e il suo team risolvere il mistero e sventare il pericolo di una carneficina.

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L’azione in Arrow

L’azione è una delle componenti meglio riuscite della serie. Si tratta di uno stile action cupo e realistico, ricercando corpo a corpo e fatica. Non è uno stile molto fumettoso, anzi è piuttosto crudo. L’azione è funzionale a tratteggiare il personaggio di Oliver: qui il giustiziere uccide senza esitazione e tortura in maniera cruenta.

I combattimenti con l’arciere nero, il villain della stagione, sono memorabili. Il primo, in particolare, resta per la sua crudezza, per il ritmo e la tensione che riesce a suscitare nello spettatore.

Oltretutto, colpisce la varietà proposta dalla serie: Arrow combatte in borghese così come travestito, combatte contro uomini, donne, assassini più stereotipati e fumettosi ma anche personaggi più aderenti alla realtà. Combatte per vendetta, per proteggere le persone che ama, per giustizia.

Arrow

Conclusioni

Arrivati a questo punto, sorge una domanda lecita: varrebbe la pena recuperare questo show nel 2026?

La risposta è sì, ma con consapevolezza del tipo di prodotto di cui si sta per fruire e di alcuni limiti narrativi legati al contesto produttivo della serie.

Sicuramente non è una di quelle serie con una sceneggiatura sofisticata: nel panorama supereroistico, la serie originale Netflix Daredevil risulta sicuramente più matura per la capacità di scavare nel profondo dei personaggi. Arrow è più diretta e semplice anche da comprendere.

Inoltre, uno degli aspetti più critici è la struttura: Arrow è composta da 23 episodi. Si tratta di una classica serie tv, di quelle a cui eravamo abituati nei primi anni 2000. È uno show pensato per essere trasmesso una volta a settimana. Di conseguenza, ogni episodio ha una trama verticale e la linea narrativa di stagione viene portata avanti con molta gradualità. Ci sono quindi molti episodi ”filler”, che fungono da riempitivi.

Detto questo, la prima stagione bilancia molto bene il filler con le linee narrative centrali. Ogni episodio presenta una trama speciale, dedicata al villain di turno, ma nel frattempo vengono portate avanti delle sottotrame (i flashback, il rapporto con la madre e la sorella, il conflitto interiore…) che risultano molto interessanti. Oltretutto, molti personaggi secondari, che potremmo considerare dei veri e propri riempitivi, risultano tra i più ricordati dai fan: un esempio è quello della Cacciatrice, personaggio che si legherà ad Oliver sul piano sentimentale mentre si scontrerà a livello ideologico.

Nel complesso, la prima stagione di Arrow è intrigante per la componente mystery ed emozionante perché raggiunge climax emotivi molto alti. La serie mantiene stabili questi connotati nel corso dei 23 episodi. L’idea di portare sullo schermo un piccolo Bruce Wayne tormentato ha funzionato.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

La prima stagione di Arrow è un prodotto interessante, capace di proporre in tv una nuova versione di eroe, più cruda e realistica, più profonda. Lega insieme mistero, azione, conflittualità e trama sentimentale, proponendo personaggi e situazioni che evolvono con costanza e gradualità.
Andrea Verde
Andrea Verde
Classe 2002. Cresciuto con la passione per i supereroi Marvel e DC, col tempo ho sviluppato uno sguardo più critico sul cinema, iniziando ad esplorare generi e stili diversi. Oggi saltello da una piattaforma all’altra in cerca di un action o una commedia capaci di sorprendermi. Non disdegno le grandi tamarrate: adoro Fast & Furious.

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