Alfonso Cuarón si esprime sulle nuove regole d’inclusione dell’Academy

Il regista messicano sui quadri discussi punti dell’Academy e sul suo ruolo come produttore del film indiano “The Disciple”

Pochi giorni fa l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha annunciato quattro criteri d’inclusione che tutti i film dovranno rispettare dal 2024 per poter essere presi in considerazione. Questa decisione ha scatenato un accesso dibattito soprattutto fra gli addetti ai lavori.

Alcuni critici hanno addirittura interpretato questi famigerati criteri come qualcosa di dannoso, evocando addirittura “la morte del cinema”, in nome del politically corret.

In realtà non è proprio cosi. I criteri spingono (timidamente) verso una maggiore inclusione ma non sono affatto così vincolanti (ad esempio su quattro criteri basta rispettarne due). La critica che ha evocato “la morte del cinema” non tiene minimamente conto del contesto americano, diametralmente opposto a quello italiano e in generale europeo. 

A dire la sua riguardo questo controverso argomento è stato il regista Alfonso Cuarón, regista messicano che sicuramente conosce bene il tema dell’inclusione e della diversità. Il regista dell’acclamato “Roma” ha rilasciato delle dichiarazioni a Indiewire sulla vicenda: 

Tutti stanno cercando di cercare una modo di fare un cinema diverso. La cosa interessante è che questo processo non avviene in maniera naturale. Tutti devono rispondere a delle pressioni esterne. È un po deludente che tutto ciò debba passare attraverso regole e regolamenti affinché le cose accadano, quando dovrebbe essere solo un processo naturale di evoluzione sociale, cosa che apparentemente non sta accadendo.

Il regista ha poi aggiunto: 

Cresci seguendo i vecchi maestri. C’è un punto in cui devi iniziare a connetterti ai nuovi maestri. Non solo stanno prendendo il testimone, ma stanno forgiando le nuove strade del cinema. Se vuoi avere una parte rilevante devi fare un atto di altruismo. Altrimenti, finisci per ripetere sempre le stesse vecchie stronzate invece di andare avanti.

Alfonso Cuarón si è esposto in prima linea per supportare la nuova generazione di filmmaker. Infatti ha deciso di diventare produttore esecutivo di “The Disciple”, il secondo film del regista indiano Chaitanya Tamnahne.

Alfonso Cuaròn
Il regista indiano Chaitanya Tamnahne (33)

Grazie allo sforzo di Cuarón e di Tamnahne l’India è ritornata nella sezione In Concorso del Festival del Cinema di Venezia, vincendo anche il premio per la miglior sceneggiatura.

Nonostante Bollywood rimanga uno dei mercati cienmatorgfici più prolifici, i film indiani faticano ad emergere sui circuiti internazionali. Infatti l’ultimo film indiano presentato a Venezia risale al 2001. Stiamo parlando di “Moonsoon Wedding” della regista Mira Nair.

Il poster di “The Disciple”

Dopo il successo riscontrato a Venezia il film ha debutto al TIFF e debutterà al prossimo NYFF.  

Roma di Alfonso Cuarón (2018)

Il regista ha anche firmato un accordo con Apple TV+ per produrre nuovi progetti, ma ancora non abbaiamo dettagli su questi progetti. 

Guarda, in molti modi – pandemia o meno – è indiscutibile che il modo in cui le persone fruiscono i film e l’intrattenimento in generale stia cambiando, non solo come strategia di business, ma come cultura. Considero un errore come regista dire: ‘Beh, si adatteranno a schermi più piccoli’. Penso che sia esattamente l’opposto. Gli schermi più piccoli devono adattarsi alle visioni cinematografiche.

Alfonso Cuarón, di origine messicane negli scorsi anni è stato al centro di un rinnovamento e un rilancio del cinema messicano insieme ai suoi colleghi (cosiddetti “Three amigos”).

Ovviamente stiamo parlando di Alejandro González Iñárritu e Guillermo del Toro (qui le sue ultime dichiarazioni sull’uso dei social), portando al successo film di grande successo, da “Birdman”, passando per “The Shape of Water”, fino a “Roma”, acclamatissimo film che racconta l’infanzia del regista distribuito su Netflix. 

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