I Fantastici 5Agamennone - 5 titoli per riscrivere il mito, tra vendette e rivoluzioni

Agamennone – 5 titoli per riscrivere il mito, tra vendette e rivoluzioni

Agamennone è una delle figure più misteriose e affascinanti della mitologia greca. Recentemente, grazie all’uscita in sala di The Odyssey (qui la nostra recensione) e alla performance di Benny Safdie, ha conquistato pubblico e critica (oltre che il mondo dei social), ricevendo il sarcastico appellativo di “Auramennone”. Riuscendo a catturare nuovamente l’attenzione, millenni dopo l’istituzione omerica del personaggio.

Ma dietro alla sua figura, al di là dell’Odissea e dell’Iliade, si cela una storia molto più complessa. Una vicenda che lo vede ucciso dalla moglie Clitemnestra al suo ritorno da Troia e vendicato dal figlio Oreste nella trilogia teatrale dell’Orestea, portata in scena per la prima volta da Eschilo nel V secolo. L’opera analizza dunque l’elemento del patricidio, che funge simbolicamente da metafora della transizione dai valori antichi e divini della società arcaica alla democrazia e alle istituzioni legislative terrene. Una transitio resa anche grazie alla trasformazione delle furiose Erinni nelle docili Eumenidi, e all’istituzione del tribunale ateniese in seguito al processo in cui Oreste stesso verrà assolto da Atena.

Ecco dunque 5 titoli, tra film e serie tv, che provano a riproporne il mito in chiavi moderne e inaspettate.

Agamennone

1. Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith

Uno dei film più emblematici sul passaggio da un ordine vecchio a un nuovo dominio (oltre che sulla vendetta). Il terzo capitolo della saga di Star Wars, uscito nel 2005, ricalca perfettamente la storia mitica di Agamennone a livello simbolico. L’etica conservatrice dei Jedi viene infatti improvvisamente sconvolta dall’avvento dei violenti e pulsionali Sith, e dalla Grande Purga che li vede soccombere uno a uno. Anakin Skywalker e Oreste, spinti entrambi da forze superiori all’azione (il primo da Palpatine, il secondo da Apollo), vengono dunque manipolati e si ritrovano oggetto di hybris, la tracotanza greca. Compiendo azioni omicide che normalmente ripugnerebbero.

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Nell’Orestea si vede dunque la nascita della giustizia pubblica, oltre la vendetta privata, mentre nel film è la Repubblica a cedere il passo all’Impero. Se nel primo caso si passa quindi dal caos all’ordine, qui il terzo passaggio è quello al dispotismo. Una transizione che segna uno dei massimi momenti di climax della saga.

2. L’Amleto di Shakespeare (ovvero, The Northman e Il Re Leone)

Un parallelismo interessante, su cui persino Luigi Pirandello si è interrogato all’interno de Il fu Mattia Pascal, riguarda la figura di Oreste e quella shakesperiana del principe Amleto nell’opera omonima. Quest’ultimo infatti, ricalca in tutto e per tutto il suo alter ego greco (volendo vendicare l’uccisione del padre tramite l’omicidio dello zio Claudio, dando il via a un nuovo ordine di potere), ma se ne discosta per il diverso approccio.

Oreste è infatti figlio di un ordine greco fatto di valori fissi, dettati dagli dei, dal Fato, mentre Amleto è un uomo in balia del dubbio. Un eroe moderno, assediato dall’incertezza. La vendetta ritorna dunque come tema centrale, ma in senso più attuale. The Northman, film del 2022 di Robert Eggers, ripropone le stesse dinamiche del poeta inglese con il suo Fjolnir-Claudio che uccide il fratello Aurvandill-re, venendo poi vendicato dal giovane (neanche a dirlo) Amleth. Altro film che riprende notoriamente la svolta del dramma shakesperiano è poi Il re leone, con le figure di Scar e Mufasa, padre di Simba.

Agamennone

3. Il Trono di Spade e il doppio riferimento ad Agamennone

Anche nella celebre serie tv l’Orestea è riproposta quasi fedelmente, seguendo in modo inaspettato la parabola di Stannis Baratheon e della sacerdotessa rossa Melisandre. Quest’ultima, simbolo degli dei del fuoco e rappresentante di un nuovo culto, gli suggerisce di uccidere la figlia, compiendo un sacrificio sulla pira. Un parallelismo evidente anche con la tragedia dell’Ifigenia in Aulide, che vede Agamennone sacrificare la figlia per poter compiere il viaggio verso Troia. Egli, soccombendo alle richieste della strega, acconsente infine alla scellerata azione.

Bruciare gli idoli dei vecchi dei, dando inizio a un nuovo ordine in seguito a un sacrificio di sangue legato alla dimensione famigliare. Non esiste parallelismo più evidente con l’Orestea, che attraverso il passaggio simbolico dalle Eurinni alle Eumenidi evidenzia il rinnovato senso del vivere cittadino e comunitario. Una tragedia che si consuma nel privato, andando poi a espandersi a macchia d’olio e degenerando in un sovvertimento delle regole sociali e dei costumi.

4. Black Panther. T’Chaka come Agamennone dell’MCU

La figura di Agamennone, con la sua modernità, è riuscita a contaminare anche i Marvel Studios. Black Panther, film del 2018 di Ryan Coogler, riprende infatti perfettamente la trama del mito: T’Chaka (Agamennone) è qui fratello di N’Johu, che uccide per evitare che il segreto del vibranio venga condiviso al mondo, scatenando la volontà di vendetta del figlio Killmonger (in questo caso, simile alla figura offesa di Clitennestra) e causando il suo conflitto con T’ChallaOreste.

L’eredità di un passato violento, costellato da rancori, si appiana nel momento in cui Killmonger rimane ucciso (anche qui, tra l’altro, da un parente stretto). Come nel mito, questa diventa poi la spinta per un cambiamento nella gestione del potere nel Wakanda. Black Panther decide infatti di assumersi le sue responsabilità, senza medium divini, spronato dall’amata Nakia-Atena e passando dall’isolamento a una cooperazione globale e costruittiva. Comprendendo la tradizione, ma effettuando un passo verso un futuro più inclusivo (per citare l’Orestea, più democratico).

Agamennone

5. Medea (nella versione di Pier Paolo Pasolini)

Un mito altrettanto noto, quello di Medea, viene accostato all’Orestea dall’intellettuale Pier Paolo Pasolini, che lo traspone in chiave inedita. La storia di Medea, figlia del dio Helios portata a Corinto dall’amante Giasone e qui tradita da quest’ultimo per un’altra donna, è nota ai più: l’avvento della maga barbara nella civiltà evoluta la porterà poi ad uccidere i figli, per vendicare l’onore calpestato, incastonandola nell’immaginario iconologico come la figura della “madre snaturata” per eccellenza.

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Ma l’operazione di Pasolini sceglie di focalizzarsi su un altro aspetto, meno evidente a un primo sguardo. Giasone-Oreste, infatti, diventa qui il simbolo di una necessità: quella di estirpare definitivamente le Medea-Erinni. Ponendo fine alla sacralità tradizionale della maga, segnando l’ascesa del “progresso” civilizzatore dell’uomo contemporaneo, facendo di Corinto il nuovo tribunale di giustizia dell’Atene dell’Orestea. La città si personifica, e la figura di Chirone, mentore di Giasone, sdoppiandosi all’interno del film nella sua doppia natura di centauro e umano, segna una transizione evocativa. Da un lato rappresenta infatti la sentinella che, all’inizio dell’Orestea, avverte il lettore delle tragiche vicende che si compiranno, fungendo da predittore e anticipatore, mentre nella sua forma antropomorfa seguente sembra quasi rassomigliare ad Atena, guida spirituale e punto di riferimento nel momento in cui Oreste è processato. Un “grillo parlante”, pronto a inquadrare filosoficamente il contesto delle vicende mostrate su schermo.

La razionalità presunta di Giasone vince sul folklore assimilato da Medea, ma il sottotesto (al contrario dell’Orestea) è negativo. Per Pasolini, l’avvento del capitalismo causa infatti un’omologazione massiva che schiaccia ogni segno di protesta, ogni elemento culturale intrinseco. Una rivalutazione originale del mito di Agamennone, dunque, che lo rilegge per la prima volta in chiave negativa.

Carlotta Pedercini
Carlotta Pedercini
Cresciuta tra film d'animazione, horror e drammi d'autore, per me una buona scrittura viene prima di tutto. Ho un debole per Jason Schwartzman e mi muovo tra Xavier Dolan, Alice Rohrwacher e Nanni Moretti: Megamind, però, rimane sempre la mia Bibbia.

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