Ci sono quei film che guardiamo con la profonda consapevolezza che piangeremo. È evidente che questo non è semplice masochismo, ma qualcosa di più. A un metro da te si configura come un film Young Adult che conserva le caratteristiche tipiche del genere. Una storia toccante specie con al centro della tematica una malattia, una relazione amorosa tra due protagonisti specie adolescenti e un cast che possa attirare i più giovani.
Anche per questo, da A un metro da te è stato praticamente tratto un libro che ha venduto specie tra gli adolescenti. Il film è disponibile su Amazon Prime Video per chiunque volesse vederlo. Negli Stati Uniti d’America, la pellicola è stata distribuita a partire dal 15 marzo 2019 mentre in Italia il successivo 21 Marzo.

A un metro da te trama, trailer e cast
Il 27 dicembre 2018 in Italia esce il primo trailer del film. Nel cast ci sono Haley Lu Richardson e Cole Sprouse. Entrambi interpretano i protagonisti principali: Stella e Will. La trama ricalca situazioni tipiche del young adult, come abbiamo osservato. La malattia al centro della vicenda è la fibrosi cistica. Entrambi i ragazzi ne sono ammalati e si conoscono proprio in ospedale.
Stella ha una personalità totalmente diversa rispetto a quella di Will. Lui è il classico ragazzo “ribelle” che vive la malattia in modo assai particolare. Non segue con eccessiva severità le terapie e si è quasi arreso. Di contro, Stella è fortemente metodica in tutto ciò che fa e cura anche un canale YouTube dove parla della sua esperienza. Will naturalmente finirà per lasciarsi trascinare dalla dolce Stella e potrà superare la sua diffidenza.
La caratteristica principale del loro rapporto di amicizia che si evolverà in qualcosa di più è la distanza. Il film è uscito prima della pandemia, ma ha praticamente anticipato la necessità della distanza. In questo caso non di un metro, bensì due.
- Infermiera Barb (Kimberly Hebert Gregory): “Due metri di distanza in ogni momento, conoscete le regole!”
Stella (Haley Lu Richardson): “Fammi indovinare, tu sei il tipo che non rispetta le regole così pensi di avere il controllo, mi sbaglio?”
Will (Cole Sprouse): “Non ti sbagli!”
Stella: “Credi che sia carino?”
Will (Cole Sprouse): “E tu credi che sia carino?“
La distanza e la malattia in una storia adolescenziale
Due metri di distanza in quanto i malati di fibrosi non devono assolutamente rischiare di ammalarsi. Praticamente Stella si è innamorata di una persona che potenzialmente può ucciderla anche non volendo. Questo fa sì che naturalmente nel corso della storia sia sempre forte una certa suspense per capire come e se i due avranno un contatto fisico.
Questo porta lo spettatore a sentirsi abbastanza coinvolto nella vicenda, anche se l’espediente dell’amore a distanza non sembra essere nulla di nuovo. Quello che rende il film originale è più che altro l’interpretazione degli attori. La protagonista è incredibilmente spontanea nel rendere la sua performance. Cole Sprouse, d’altro canto, è stato sicuramente scelto per attrarre il pubblico femminile adolescenziale. Ha sicuramente una certa avvenenza estetica oggettiva, ma è anche un ottimo attore considerata la giovane età e incarna bene il ruolo del classico ribelle ma dal cuore d’oro.
Un altro elemento a favore del coinvolgimento dello spettatore è il tono della sceneggiatura. È paradossalmente leggera, malgrado per la maggior parte il film sia ambientato in un ospedale ciò non sembra inficiare la dose di spensieratezza della giovane età dei personaggi. Il risultato non è quello di ridicolizzare la malattia o sminuirla, anzi, fa arrivare il messaggio anche meglio.

Il messaggio di A un metro da te
- Will (Cole Sprouse): Niente ci salverà la vita, Stella! Respiriamo aria in prestito.
Stella (Haley Lu Richardson): No, io mi rifiuto di pensarlo!
Al centro di A un metro da te non c’è solamente una storia d’amore, come detto, ma anche una malattia. Sensibilizzare riguardo alla cirrosi epatica è una missione che gli sceneggiatori, Mikki Daughtry e Tobias Iaconis non hanno per niente nascosto. Conosciamo tutti cosa significa avere un cancro, se non per esperienza nostra o di parenti e amici, per sentito dire. Ne sentiamo parlare continuamente. Tuttavia, la fibrosi cistica è una malattia di cui si sa meno. Sensibilizzare sull’argomento è la prima missione del film. E ci riesce assai bene. Unito a questo, chiaramente trattare di salute implica anche una riflessione sulla vita.

Non siamo di fronte a un film impegnato di un grande regista, questo è chiaro, tuttavia la scrittura è tale da non dare per scontate certe cose e non scadere nella retorica (rischio sempre verde in questi casi). La caratteristica centrale dei dialoghi è la spontaneità, ma anche l’intensità. Alla fine quel che significa vivere la malattia si comprende perfettamente perché si crea empatia facilmente con i personaggi. La paura che hanno di toccarsi è condivisa dallo spettatore, come anche la gioia quando effettivamente riescono a farlo in qualche maniera.
Alla fine, A un metro da te ci racconta solo apparentemente una storia banale. Di fatto mostra che cosa significa essere adolescenti quando ci si scontra con il dolore di non sapere quanto rimane, di dover affrontare cose che spesso pensiamo di dover gestire solo dopo una certa età. E vi aggiunge una relazione amorosa romantica e dalla grande dolcezza.
