sabato, 21 Giugno, 2021

5 registi italiani che hanno lavorato con successo all’estero

5 registi italiani che hanno lavorato con successo all’estero, diventando dei punti di riferimento per gli appassionati cinefili internazionali

Lo scorso 30 aprile è uscito su Amazon Prime Video Senza rimorso (qui trovate la nostra recensione) nuovo film di Stefano Sollima che ha sancito definitivamente l’entrata di questo regista italiano nel panorama cinematografico internazionale. Ma Sollima non è l’unico regista italiano che negli ultimi anni si è fatto conoscere all’estero; come lui, infatti, altri autori del nostro paese hanno lavorato al di fuori dall’Italia, sia in passato che negli anni più recenti, diventando punti di riferimento per appassionati cinefili internazionali. Ecco, quindi, alcuni dei maggiori esponenti di questa categoria di cineasti, esponenti sia del cinema contemporaneo, che di quello meno recente.

Paolo Sorrentino

5 registi italiani che hanno lavorato con successo all'estero
Youth – La giovinezza (2015)

Non si poteva non inserire Paolo Sorrentino in questa lista. Sorrentino è senza dubbio uno dei registi italiani che negli ultimi anni si sono fatti più conoscere all’estero e i motivi di questo successo sono numerosi, non ultimo il fatto che Sorrentino si rifaccia al modello di Federico Fellini, quello che è forse il regista italiano più conosciuto all’estero. Il caso più emblematico di questa eredità è La grande bellezza (2013), film vincitore dell’Oscar al Miglior Film Straniero, che oltre a rifarsi a La dolce vita di Fellini, è un film che guarda all’estero: con questo film, infatti, Sorrentino veicola quella che è l’immagine idealizzata, amata molto all’estero, di una Roma non troppo diversa da quella felliniana degli anni ’60. Ma Sorrentino si è spinto oltre – altrimenti non si troverebbe in questa lista – girando due co-produzioni internazionali con cast straniero. La prima di queste è This Must Be the Place (2011) con protagonista Sean Penn, opera che lo ha fatto conoscere al pubblico internazionale ancora prima de La grande bellezza. Il secondo film, che idealmente continua la strada dell’eredità felliniana, è Youth – La giovinezza (2015), film con Michael Caine nei panni di un anziano direttore d’orchestra, che richiama 8 ½. Infine ricordiamo le due serie dirette da Sorrentino, The Young Pope e The New Pope, rispettivamente con protagonisti Jude Law e John Malkovich, che sottolineano ancora una volta l’internazionalità del regista italiano più discusso degli ultimi anni.

Sergio Leone

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C’era una volta il West (1968)

Tra i registi italiani più amati all’estero di tutti i tempi non si può non citare Sergio Leone, colui che è stato tra i pionieri del genere spaghetti-western, nonché modello per registi quali Quentin Tarantino e Stanley Kubrick. Pur avendo lavorato a lungo in Italia come aiuto regista, sceneggiatore e in taluni casi come attore – celebre il suo cameo in Ladri di biciclette di Vittorio De Sica – tutti i suoi film hanno visto la luce all’estero, con cast prevalentemente internazionali. Il volto che più si associa al cinema di Sergio Leone è quello di Clint Eastwood, che Leone ha contributo a rendere celebre scegliendolo come protagonista della sua Trilogia del dollaro. I suoi western – da Per un pugno di dollari a Il buono, il brutto e il cattivo, fino ad arrivare al malinconico C’era una volta il West – nonostante il loro impianto internazionale, hanno mantenuto uno stile unico e personale nella scrittura e nella regia, così da differenziarsi dagli altri celebri esempi del genere, quali i film di John Ford. Il suo ultimo film, C’era una volta in America, è considerato uno dei più grandi film della storia del cinema, a sottolineare come questo regista abbia saputo lasciare il segno al di fuori del proprio paese di origine, da cui non si è mai allontanato del tutto, continuando a circondarsi di collaboratori italiani, quali Dario Argento e Bernardo Bertolucci nella scrittura, il celebre Tonino Delli Colli per quanto riguarda la fotografia, ma soprattutto Ennio Morricone, con il quale ha stretto uno dei più proficui sodalizi della storia del cinema.

Gabriele Muccino

5 registi italiani che hanno lavorato con successo all'estero
La ricerca della felicità (2006)

Insieme a Paolo Sorrentino, negli ultimi anni anche Gabriele Muccino si è fatto conoscere all’estero, in particolare negli Stati Uniti, con quattro film che in qualche modo vanno a formare un sottogenere nella sua filmografia. Queste sue opere statunitensi, infatti, si discostano dai suoi film girati invece in Italia, di grande successo nel nostro paese, ma sicuramente meno conosciuti all’estero (qui la recensione del suo ultimo film, Gli anni più belli). L’esempio più famoso di questa corrente statunitense di Muccino, è La ricerca della felicità (2006) con Will Smith protagonista, attore con cui Muccino lavorerà nuovamente dopo nel suo secondo film statunitense, Sette anime (2008). Rispetto a Sorrentino, emerge una differenza, che sarà poi presente anche in Quello che so sull’amore (2012) e Padri e figlie (2015), ovvero come Muccino si sia calato completamente nelle dinamiche produttive statunitensi, assumendo unicamente il ruolo di regista. Al contrario dei suoi film italiani, infatti, non è Muccino a firmare la sceneggiatura, ma il suo ruolo è relegato alla cabina di regia. In seguito al flop al botteghino di Padri e figlie, Muccino è tornato a lavorare in Italia, tornando a fare grandi incassi con film quali A casa tutti bene (2018) e Gli anni più belli (2020).

Bernardo Bertolucci

5 registi italiani che hanno lavorato con successo all'estero
L’ultimo imperatore (1987)

Si è già parlato di Bernardo Bertolucci tra queste righe. Così come Sergio Leone, un altro regista italiano che ha firmato alcuni dei più grandi film della storia del cinema, è proprio Bertolucci, unico regista italiano ad aver vinto un Oscar per la Miglior Regia, per L’ultimo imperatore (1987). Quest’ultimo film è infatti una delle sue opere più famose, insieme a pellicole come Ultimo tango a Parigi (1976), Novecento (1976), Il tè nel deserto (1990) e The Dreamers – I sognatori (2003). Ed è significativo che tutti questi film siano stati girati all’estero, con un cast straniero. Bertolucci ha raggiunto una grande fama internazionale, la stessa toccata da pochi altri registi italiani, ma ha ugualmente girato una manciata di film nel nostro paese, come la sua ultima pellicola, Io e te (2012) – oltre ad aver co-scritto la sceneggiatura di numerosi film girati in Italia e aver lavorato addirittura ad Accattone (1961) di Pasolini. Una caratteristica che emerge dalla sua filmografia è la sua grande versatilità: Bertolucci infatti ha saputo spaziare di genere in genere, passando dal film storico all’erotico, fino al sentimentale. È stato uno dei registi più eclettici del cinema italiano, pur mantenendo una propria poetica riconoscibile di film in film, poetica che lo ha reso apprezzato in tutto il mondo, tanto da fargli guadagnare una stella sulla Walk of Fame di Hollywood.

Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome (2017)

L’unico film di Luca Guadagnino con cast totalmente italiano è anche il suo più grande insuccesso. Stiamo parlando di Melissa P., uscito al cinema nel 2005. È un fatto emblematico se pensiamo a Guadagnino come a un regista che in Italia non ha mai riscontrato un grande successo – se non negli ultimi anni con Chiamami col tuo nome (2017) e Suspiria (2018) – e che è sempre stato maggiormente apprezzato all’estero. Guadagnino ha però mantenuto i propri contatti con il paese d’origine, arrivando a confezionare film che sembrano pensati per uno sguardo straniero sull’Italia. Pur lavorando con cast internazionali, i suoi film sono quasi sempre ambientati in Italia e mostrano l’immagine di un paese idealizzato, così come avveniva per La grande bellezza di Sorrentino. L’esempio più emblematico è il già citato Chiamami col tuo nome, scritto da James Ivory, colui che nel 1985 diresse Camera con vista, film che a sua volta ci raccontava un’Italia idealizzata dallo sguardo straniero. Chiamami col tuo nome è stato il maggior successo di Guadagnino e testimonia il talento di un regista che ha raccontato il suo paese come farebbe un regista statunitense – un po’ come fece Woody Allen con To Rome with Love (2012), nel raccontare una Roma cristallizzata negli anni ’60, ben diversa da quella che possiamo vivere oggigiorno.

Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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