Gli anni ’90 sono stati un decennio d’oro per il thriller cinematografico. Film come Seven, I Soliti Sospetti e Primal Fear hanno ridefinito il genere grazie a tensione, atmosfere cupe e finali memorabili. Ma accanto a questi cult sono arrivati anche numerosi thriller incapaci di gestire il proprio colpo di scena finale. In molti casi, la voglia di sorprendere il pubblico ha portato a conclusioni confuse, forzate o semplicemente ridicole. In questo articolo proponiamo 5 peggiori finali thriller secondo noi.

Jade (William Friedkin, 1995)
Uno degli esempi più emblematici è Jade (1995) di William Friedkin. Il film parte come un elegante noir erotico, tra omicidi politici e relazioni ambigue, ma finisce per perdersi in una rivelazione poco convincente: la misteriosa Jade non è altro che un alter ego sessuale della protagonista, mentre il vero assassino è il marito apparentemente innocente. Un finale che invece di stupire lascia soprattutto perplessi.
Double Jeopardy (Bruce Beresford, 1999)

Anche Double Jeopardy (1999), pur essendo un thriller godibile e ben interpretato, costruisce tutta la sua trama su un presupposto giuridico assurdo. Il film suggerisce che una donna possa uccidere il marito senza conseguenze legali dopo essere già stata condannata per il suo omicidio. Il finale, poi, ridimensiona completamente l’idea centrale della storia, rendendo il concetto del “doppio rischio” praticamente inutile.
Allucinazione perversa (Adrian Lyne, 1990)

Tra i titoli più discussi c’è anche Allucinazione perversa (1990). Considerato da molti un film visionario e inquietante, conquista per tutta la durata grazie alle sue immagini disturbanti e all’atmosfera allucinata. Tuttavia, la conclusione rivela che tutto ciò che abbiamo visto è legato agli ultimi istanti di vita del protagonista durante la guerra del Vietnam. Un espediente narrativo che per alcuni spettatori ha trasformato il film in un enorme inganno emotivo.
Sliver (1993)

Negli anni ’90 era impossibile evitare i thriller erotici, ma molti di questi sono ricordati più per i loro finali improbabili che per la suspense.
Sliver (1993), con Sharon Stone e William Baldwin, costruisce tensione attorno a un voyeur che spia gli inquilini del proprio palazzo tramite telecamere nascoste. Il colpo di scena finale, però, arriva in modo frettoloso e poco efficace, tanto da sembrare improvvisato all’ultimo momento.
I colori della notte (1994)

Il caso più clamoroso resta però I colori della notte (1994). Il thriller con Bruce Willis accumula misteri, identità multiple e sotto trame erotiche fino a un finale quasi incomprensibile. La spiegazione conclusiva, che coinvolge personalità dissociate e identità inventate, appare così confusa da risultare involontariamente comica. Ancora oggi molti spettatori si chiedono quale fosse il vero senso dell’intera storia.
Questi film dimostrano quanto sia difficile costruire un grande colpo di scena. Negli anni ’90 il thriller viveva della necessità di sorprendere il pubblico a ogni costo, ma non sempre la ricerca dello shock portava a risultati soddisfacenti. In alcuni casi, anzi, il finale è riuscito nell’impresa opposta: trasformare film promettenti in esempi perfetti di occasioni sprecate.
